
(Foto gentilmente concessa da Paolo Giarratana)
Dove corri e che bisbigli o soave brezza
Tu che nel bronzeo splendore di vespro così mi sfiori?
Dalle alte mura di Troia dei legni argivi le vele cercando
Ora all’orizzonte lontano e ora al prodigioso cavallo
Inquieto va il mio sguardo
Sotto il manto che Notte al cocchio rapida stende
E lungo la Sacra Via fanciulli e donne
Acerbi canti intonano e danze e fuochi
Spente dei funesti lutti le livide ombre
Tra le care avite pietre si accendono
Non è sera, crudele dea
E seppur mi cingessi del tuo nudo braccio
Al laccio degli occhi tuoi belli
Gli ilei spalti e il ferro non diserterei
Non stasera, non stasera, o dea tra le dee
(Lutetia, 31 luglio 2762 auc)
La grande paura è passata: l’esito dell’ultima biopsia è favorevole... Chi ha vissuto momenti simili comprenderà forse lo stato d’animo in cui mi sono trovato quando ho scritto questi versi. Le navi degli Achei sono ormai lontane, invisibili a occhio nudo. Intorno a noi è festa perché Troia è salva, ma qualcosa ci impedisce di unirci agli altri, di lasciarci andare al vino e alle danze. La mano si stringe forte intorno all’elsa della spada e lo sguardo vaga inquieto tra l’orizzonte lontano e questo cavallo che certo ha del prodigioso…